giovedì 27 maggio 2010

Piovono polpette(2009)


Locandina Piovono Polpette


Un film che ha saputo parlare disovralimentazione con ironia,divertendo dall'inizio alla fine.Flint Lockwood fin da piccolo ha avuto la passione per le invenzioni ma c'era sempre qualcosa che non andava a buon fine. Come quando aveva inventato lo spray che creava dal nulla scarpe che aderivano perfettamente al piede dimenticando però di inventare il modo per poterle sfilare. Divenuto adulto, e abitando in un'isola la cui unica produzione fonte di alimentazione sono le sardine, prova ad inventare un marchingegno che trasformi l'acqua in alimenti. Anche in questo caso sembra destinato al fallimento ma quando, per un eccesso di energia, la macchina finisce con l'essere lanciata nel cielo sopra l'isola accade un fatto mai visto prima. I fenomeni atmosferici si trasformano in precipitazioni di cibo. Flint diventa famoso e al suo fianco c'è Sam Sparks, una giornalista addetta alle previsioni meteo di una televisione. Anche lei non è mai stata una vincente e ora si troverà ad affrontare con lui un periodo di gloria che può trasformarsi in disastro.



scena tratta dal film


Charles Miller e Phil Lord, basandosi sul libro illustrato di Judi e Ron Barret, hanno realizzato uno dei menù più equilibrati del cinema di animazione recente. Il loro film non solo è in grado di rivolgersi (al di là degli effetti 3D) a un pubblico sia infantile che adulto ma riesce anche ad essere un'occasione di riflessione di carattere sociale.
Ricco di colore e di trovate narrative che si susseguono con un buon ritmo Piovono polpette affronta un tema più che mai attuale (negli States ma non solo) come è quello della sovralimentazione. Il sindaco che diventa iperobeso ne è il più degno rappresentante ma è l'intera collettività che si ritrova compatta e felice in un'orgia di cibo tanto colorata quanto progressivamente pericolosa.



scena tratta dal film


Tutto questo viene detto e mostrato senza la minima tentazione predicatoria e rafforzato con l'inserimento di numerose sottotematiche. Si va dal rapporto con l'accigliato padre (il termine è quanto mai appropriato) che non ha mai capito e condiviso la passione del figlio per le invenzioni e grazie al quale perde il proprio lavoro alla timida love story tra i due nerds Flint e Sam.
Ma non viene dimenticata neppure l'ambivalenza dei politici pronti a cavalcare qualsiasi tigre pur di potersi ritagliare uno spazio di gloria personale. In tutto questo il divertimento non viene mai meno.Fa letteralmente venire l’acqualina in bocca questo film d’animazione in 3D!!A partire dall'inizio, in cui il simbolo della Columbia Pictures viene travolto da…Entrate per tempo in sala e lo saprete!






Fonte: mymovies.it
Fonte delle immagini: blogspot.com, filmisnow.it, film-review.it

mercoledì 26 maggio 2010

Final Destination 3D (2010)

Locandina Final Destination


La serie iniziata con il primo Final Destination nel 2000 ha una particolarità: ciascuno dei sequel, a parte qualche rimando, è sostanzialmente un remake del capostipite. La cosa dev'essere sembrata evidente anche ai produttori che stavolta hanno rinunciato a proseguire la numerazione, rimasta ferma a Final Destination 3. La struttura resta quella del primo film (disastro iniziale, problemi degli scampati, epilogo sanguinoso), cambiano solo i personaggi e l'ambientazione del primo massacro. Un format così immutabile - basato su uno spunto brillante (quello di far sì che la Morte stessa sia il "cattivo" della storia) - fa dipendere la qualità dei singoli film dall'inventiva nelle variazioni relative alla catastrofe di partenza e ai modi utilizzati dalla Morte, che resta comunque sempre un'entità impersonale, per ripristinare l'ordine violato, dato che la caratterizzazione dei personaggi resta programmaticamente convenzionale e superficiale. Il compito di dare verve alla materia è stato affidato a David R. Ellis, passato recentemente alla regia proprio con Final Destination 2 (2003) e poi spesso rimasto in zona horror e dintorni con film come Snakes on a Plane e Asylum. Solido artigiano con una lunga gavetta alle spalle, Ellis ha dovuto anche nell'occasione confrontarsi con il 3-D, compagno di strada prediletto dell'horror sin dai tempi de La maschera di cera (1953) e recentemente tornato alla ribalta con successo, anche in ambito orrorifico (San Valentino di sangue).



scena tratta dal film


Lo scenario iniziale è quello di una selvaggia gara automobilistica in stile americano. Un gruppo di amici è andato ad assistervi, con motivazioni e aspettative diverse. Le ragazze - Lori e Janet - sono annoiate, Hunt spera di vedere qualche spettacolare incidente. Nick è più preoccupato dalla vetustà della tribuna su cui sono seduti. In una sorta di sogno a occhi aperti, Nick "vede" il disastro prima che accada. Perciò scappa precipitosamente assieme ai suoi amici, che non capiscono il motivo della sua frenesia: lo capiscono quando il massacro avviene. I superstiti - tra cui alcune persone casualmente coinvolte dalla fuga di Nick - sono inizialmente sollevati per il loro destino, anche se hanno un senso di colpa per avercela fatta dove molti sono morti. Poi capiscono che il loro destino non è poi così gradevole. La Morte non accetta cambiamenti di programma: i suoi modi sono misteriosi e obliqui, ma efficaci, utilizzando anche tipici sentimenti umani, come l'odio razziale che spinge uno dei superstiti a cercare vendetta sul guardiano di colore del circuito automobilistico, dando il via a un domino letale.



scena tratta dal film


La casualità dei piccoli fatti banali che si concatenano determinando l'iniziale disastro e quelli successivi è divertente da osservare e compone il tratto caratteristico dei film di questa serie. Non esiste una storia vera e propria, se non un banale filo che giustifica e lega insieme delle "vignette" sostanzialmente autonome dove, come in uno dei vecchi disegni di Rube Goldberg, un piccolo accadimento dà luogo a una valanga di conseguenze, attraverso un'ineluttabile serie di fatti sfortunati ma tecnicamente possibili. Ormai il gioco è diventato prevedibile, ma anche questa prevedibilità è diventata parte del gioco, parte cioè delle aspettative degli spettatori che vedono i personaggi come marionette appese ai fili di un destino che l'apparente casualità della Morte si diverte a recidere.
Su tutto, infatti, l'ineluttabilità del destino cui tutti bene o male tendiamo e che questo film, a modo suo e senza alcuna pretesa di profondità o serietà, ci porta a considerare.
Nell'economia della serie, questo "nuovo" episodio si mantiene in linea, architettando bizzarri incidenti al limite (e oltre) della credibilità e utilizzandoli per generare una simpatica suspense non tanto sulla sostanza narrativa - che si sa dove andrà a parare - quanto sui metodi per arrivarci. Caratteristiche che aiutano a guardare questo film sono anche il passo svelto e la brevità.


scena tratta dal film


Oltre al 3-D, cui stiamo ormai di nuovo abituandoci, ma che resta un gadget ancora d'effetto per film basati sull'effetto sorpresa e sulla spettacolarità esteriore.
In un cast non sempre all'altezza, si fa notare Mykelti Williamson (Forrest Gump) per la sensibilità della sua interpretazione nel ruolo di un ex alcolista gravato da un autentico senso di colpa e non così spaventato dall'idea di dover morire.






Fonte:
mymovies.it

Fonte delle immagini: escapistmagazine.com, empirecinemas.uk, moviesonline.it

martedì 25 maggio 2010

Scontro tra Titani: mitologia che rivive o pedissequa imitazione?

Locandina Scontro Tra Titani



Nato da una delle molte scappatelle di Zeus con una mortale e cresciuto da un'umile famiglia di pescatori, Perseo è un vero eroe proletario che sogna di sovvertire l'ordine naturale delle cose andando a combattere gli dei stessi. Siccome non è l'unico mortale a pensarla così, il padre degli dei, aizzato dal fratello Ade che intanto mira a fargli le scarpe, decide di ricordare agli umani il suo potere liberando la più grande delle piaghe prese in prestito dalla mitologia nordica: il Kraken. L'unico modo per evitare che la creatura degli abissi distrugga la città di Argo è sacrificare Andromeda, figlia del re, che la stessa madre ha definito "Più bella di Afrodite". Quando si dice "cercarsela". Perseo però non ci sta e unitosi ai valorosi guerrieri di Argo vuole trovare un modo di sconfiggere il mostro.
Dopo 29 anni Scontro tra titani torna al cinema con il medesimo disprezzo per la mitologia greca, i medesimi semplicismi, la medesima truffa nel titolo (ma dove sono i Titani?) e un'immutata voglia di fare baccano senza fare senso.
Di diverso c'è l'atteggiamento del protagonista, una volta fiero di essere un semidio e inorgoglito dai doni celesti e adesso incattivito contro un padre padrone (incarnato da un Liam Neeson ai minimi storici di carisma) e la sua razza di privilegiati. Il Perseo del 2010 è dunque dalla parte del popolo: “Ho scelto di essere solo un uomo”, dice rinnegando a parole la sua natura semideistica: Per accontentarlo dunque il regista non lo manda più in giro da solo ma gli affianca un piccolo plotone di rivoluzionari, più una donna palestratissima (Gemma Arterton), molto utile per gli stacchi sull'espressione sognante.



scena tratta dal film


Tra scorpioni che emergono dalla sabbia al rallentatore come fossero Transformers, una Medusa che ricorda quella della serie di God Of War e una visione dell'Olimpo che sembra arrivare dal Superman di Richard Donner, il nuovo film incautamente affidato a Louis Leterrier (e al team creativo dietro Aeon Flux) porta a casa il risultato senza guizzi e senza la decenza dell'onestà.
Non solo Scontro tra titani crolla totalmente quando si tratta di creare immagini originali (tutto viene da qualcos'altro, specie dagli effetti speciali originali di Ray Harryhausen) ma in più di un'occasione ha l'arroganza di porsi su un piedistallo, ad esempio facendo gettare via ad un certo punto il gufo meccanico del primo film (uno degli elementi più ingenuamente kitsch cui spettava il compito di alleggerire comicamente), salvo poi prevedere ben due personaggi-macchietta a svolgere il medesimo ruolo.
Al massimo della presunzione questo nuovo Scontro tra titani, nato vecchio e (cosa ancora peggiore) pompato con un 3D posticcio utile solo a spillare un po' più di soldi, vorrebbe addirittura trovare una vaghissima legittimazione intellettuale con il colpo di coda finale affidato a Ralph Fiennes, cui spetta la frase cruciale (ovviamente escludendo il classico “Liberate il Kraken!” pronunciato con enfasi esagerata): “Gli dei traggono forza dalla debolezza degli uomini”. Quando si dice cambiare tutto perché non cambi nulla.
Vergognosamente lanciato in 3D, per lucrare sul prezzo del biglietto, il film con la terza dimensione non ha nulla a che vedere, riuscendo addirittura a pagare pegno perdendo in luminosità e colore. Trascinato da dialoghi surreali, da prove recitative parodistiche, da effetti speciali poco strabilianti e da una regia che riesce ad annoiare anche dinanzi ad una storia simile, Clash of the Titans si candida da subito alle Pernacchie d’Oro del 2010.





Fonte: Mymovies.it

Fonte delle immagini: elle.it, primissima.it

lunedì 24 maggio 2010

Coraline e la Porta Magica (2009)

Locandina Coraline e la porta Magica


Coraline ha undici anni e si è da poco trasferita con la sua famiglia in una nuova casa. Tutto è ancora da esplorare, ma i suoi genitori sono troppo occupati con il lavoro per dedicarsi a lei. La spediscono a giocare in giardino, le preparano al volo la cena quando è ora, la invitano a cavarsela da sola. È così che Coraline scopre una porticina che dà su un tunnel polveroso che porta ad un altro appartamento, in tutto simile al suo, dove vivono un'altra mamma e un altro papà, che altro non fanno che occuparsi di lei. Tutto è spettacolare e desiderabile, dall'altra parte del tunnel, se non fosse che le persone hanno strani bottoni cuciti al posto degli occhi.



scena tratta dal film


È nata da un errore di battitura, Coraline. Neil Gaiman, il suo creatore, voleva scrivere Caroline, ma gli è scivolato il dito sulla tastiera e le lettere si sono scambiate di posto. Così Coraline è unica e a lei toccherà un'esperienza unica, nella quale i doppi e i ribaltamenti (non) si sprecano.
Avventura tinta d'orrore, Coraline, nelle mani di Henry Selick, si avvicina piacevolmente ai temi di Nightmare before Christmas. Ancora, si tratta di un passaggio casuale in un altro mondo, là apparentemente distante e qui illusoriamente speculare, un mondo dove la morte s'impone per fascino sulla vita (i bottoni sugli occhi, come monete che propiziano il trapasso), con la sua lusinga della perfezione e della soddisfazione. Non a caso a fare da tramite è in qualche modo il personaggio di Wybie, estraneo al testo letterario ma imprescindibile in quello cinematografico di eco burtoniana, in quanto freak che si muove sul confine della vita, il cui diritto all'esistenza è stato messo in discussione da sempre e per sempre, inscritto nel suo stesso nome.



scena tratta dal film


Prima volta della combinazione di animazione in stop motion e stereo 3D, Coraline parrebbe fatto per gli adulti anziché per i bambini e in un certo senso è così, perché sono i grandi che hanno di che spaventarsi maggiormente, dato che, non importa da quale delle due parti del tunnel si posizionino, non ci fanno una bella figura, sregolati nel dosaggio amoroso, spettatori congelati del pericolo, in attesa di venire salvati da una bambina.
Le avventure di Coraline, novella Alice, correttamente accompagnata da un gatto, richiamano grazie al 3D il sapore psichedelico del classico di Carrol ma sono bagnate da una pioggia grigia e costante, che dell'infanzia racconta la difficoltà e la solitudine, prima che la malizia o il gioco. La protagonista va avanti e indietro tra un mondo e l'altro ma non è la sua strada che sta cercando: tra animali imbalsamati e acrobati senza pubblico, isolata e immersa nella nebbia che tutto incupisce e tutto avvolge, a undici anni sta cercando soprattutto la vita; una buona ragione per essa.





Fonte:
Mymovies.it

Fonte delle immagini: cinetv.info, zapster.it

Mostri contro Alieni (2009)

Locandina Mostri contro Alieni


È un film strabico, Mostri contro alieni 3D. Non nel senso che gli effetti tridimensionali facciano diventare strabici. Anzi: il 3D oggi non è più quello goffo, con quei buffi occhialini che facevano venire il mal di testa, proposto a più riprese negli anni 50' e 80'. Ma nel senso che è un film che guarda in due direzioni. Al passato: la storia si rifà ai B Movie degli anni Cinquanta, e racconta di un’invasione aliena alla terra. Il governo degli Stati Uniti ricorrerà a dei mostri, strane mutazioni genetiche che stava tenendo nascoste. Si tratta di Susan, colpita da un meteorite e cresciuta fino all’altezza di 15 metri (chiaro riferimento ad Attack Of The 50 Foot Woman), B.O.B., una massa gelatinosa indistruttibile (e qui si guarda a The Blob, uno dei B Movie più famosi), il professor Scarafaggio, dalla testa a forma di insetto (vedi La mosca), Insettosauro, una larva altra mille metri (come non pensare a Godzilla?), e l’Anello Mancante, un essere a metà tra una scimmia e un pesce (che ricorda Il mostro della laguna nera).Informato della minaccia che il nuovo mostro potrebbe rappresentare, l’esercito entra in azione catturando la ragazza e trasferendola in un sito militare segreto. Lì, viene ribattezzata con il nome di Ginormica e segregata in un recinto in compagnia di un gruppo di mostri dall’aria poco rassicurante: il geniale e insettiforme Dottor Professor Scarafaggio; il super macho Anello Mancante; il gelatinoso ed indistruttibile B.O.B e il bruco di oltre 100 metri di lunghezza chiamato Insectosaurus. Ma il loro internamento viene bruscamente interrotto dall’arrivo sulla Terra di un misterioso Robot alieno che prende d’assalto il Paese. Colto dalla disperazione, il Presidente viene persuaso dal Generale W.R. Monger ad arruolare il variopinto gruppo di Mostri e combattere il Robot Alieno per salvare il mondo dalla sua imminente distruzione.



scena tratta dal film


Ogni personaggio è uno sguardo rivolto verso la storia della fantascienza, e ogni scena gioca con un momento indimenticabile di questo genere: da Mars Attacks a La guerra dei mondi, da E.T. a Incontri ravvicinati del terzo tipo (spassosa la scena della tastiera suonata con la colonna sonora di Beverly Hills Cop), da Star Wars: l’attacco dei cloni alla war room de Il dottor Stranamore. Questi sono solo alcuni dei riferimenti che abbiamo visto noi. A voi il divertimento e la ricerca di tutte le citazioni.
Con l’altro occhio però Mostri contro alieni 3D guarda al futuro. Il 3D, che oggi si vede con occhialini neri rigidi che ci fanno sembrare Buddy Holly, grazie alle nuove tecnologie è una realtà di grande effetto. Per la prima volta non si punta solo a far uscire gli oggetti dallo schermo fino a farceli arrivare sotto il naso e a farci chiudere gli occhi (cosa che accade nelle prime scene, per far testare subito al pubblico le possibilità della nuova tecnologia), ma piuttosto a farci “entrare” nella scena. Si tratta quindi di una nuova forma espressiva, destinata a cambiare il rapporto con lo spazio: c’è più profondità, davanti e dietro, intorno ai personaggi. E cambiano i movimenti di macchina, proprio per farci entrare nella storia: ci muoviamo spesso in avanti, con discese e cadute (come nella scena a San Francisco). Insomma, lo stupore è tanto. Forse anche per questo la seconda parte del film, passati i fuochi d’artificio iniziali, risulta un po’ più piatta, e soprattutto ripetitiva a livello narrativo, non mantenendo tutte le promesse. Ma quella Mostri contro alieni 3D mantiene quella più importante: la rivoluzione del cinema tridimensionale. E resta un film da vedere. Occhio a farlo in un cinema che lo proietta in 3D. Altrimenti il rischio è quello di fare come i tanti che hanno visto Viaggio al centro della terra in 2D credendo che fosse in versione tridimensionale. E che all’uscita hanno detto: non è che questo 3D sia poi un granchè…
Da vedere perché: lo spettacolo assicurato, tra vecchia fantascienza e nuova tecnologia. La rivoluzione del 3D è finalmente iniziata!








Fonte: allucineazioninterviste.wordpress.com
Fonte delle immagini: wordpress.com , cineblog.it

domenica 23 maggio 2010

Alice in Wonderland (2010)

Locandina Alice in the wonderland


L’intramontabile romanzo di Lewis Carroll Alice nel Paese delle Meraviglie” è stato fonte d’ispirazione per la realizzazione di più di quindici pellicole. L’ultimo film che trae spunto dalla famosa opera letteraria è quello girato dal regista statunitense Tim Burton.
Alice teme di essere pazza. Da quando è piccola continua a fare sempre lo stesso sogno, non sta mai attenta quando le parlano, è diversa dal resto della buona società che frequenta e non si integra nelle regole del suo mondo. Affinchè non rimanga zitella come la zia, che senza marito pazza lo è diventata sul serio, i parenti le combinano il matrimonio con un ottimo partito: un giovanotto integrato, conformato, di nobile lignaggio e con qualche problema digestivo.



immagine di Alice

Al grande ricevimento nel quale le verrà fatta la proposta però le visioni di Alice si fanno insistenti, il ticchettio di un orologio sembra ossessionarla e sul più bello vede comparire un coniglio in doppiopetto che le indica che è oramai tardi. Alice lo segue nella sua tana e finisce in quel mondo che aveva sognato fin da piccola, dove scopre che esiste una profezia riguardo una sua omonima la quale, con l'aiuto del Cappellaio Matto, del Coniglio Marzolino ecc. ecc. sconfiggerà una creatura malvagia liberando il regno dalla tirannia della Regina Rossa e riportando al trono la sorella più bella, la Regina Bianca.
La produzione è sempre
Disney ma siamo totalmente da un'altra parte rispetto al cartone animato del 1951. Benchè la storia ancora una volta mescoli elementi da i due libri di Lewis Carrol: "Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie" e "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò", il mix è inedito. Questa volta l'andamento psichedelicamente caotico per il quale solo perdendosi completamente Alice riusciva a trarre qualcosa dal suo peregrinare è scartato a favore di una trama decisamente più canonica. Arrivata nel paese delle meraviglie Alice ha un destino già scritto, ha una missione e un nemico da sconfiggere.


scena tratta dal film

Dunque non solo non siamo dalle parti dei testi originali ma non siamo nemmeno dalle parti dei film di Tim Burton, nei quali solitamente il protagonista è un outsider che trova in un luogo oscuro e apparentemente ostile il suo vero habitat perchè più sincero ed autentico dei conformismi borghesi cui era abituato. Alice si trova male nel mondo reale perchè è diversa mentre nel mondo delle meraviglie lotterà per riportare lo status quo, per normalizzare quel luogo dalla tirannia folle della Regina Rossa. Peccato che proprio la Regina Rossa sia la vera outsider: sorella maggiore brutta e dalla testa troppo grande che è sempre stata all'ombra della sorella minore, tanto carina e amabile quanto cretina e impalpabile, e che non riuscendo a farsi amare preferisce essere odiata. Ecco perchè dopo un inzio fantastico, che entra di diritto tra le cose migliori che Tim Burton abbia mai girato, il resto del film è una continua delusione. La parte nel paese delle meraviglie è un percorso verso il conformismo di un personaggio ritenuto matto che, come in un film fantasy, subisce una profezia che si deve avverare, ha un'armatura, una spada, nemici mitologici e via dicendo.
E a poco purtroppo servono le molte interessanti intuizioni visive, le mille piccole raffinatezze di scenografia (praticamente tutta in computer grafica), di costumi e di trucco di fronte ad una parabola disneiana nel senso più deteriore del termine, per la quale l'eroina del caso trova la strada che era stata decisa per lei invece di forgiarne una con le proprie mani o secondo i propri gusti.
Di certo non aiutano un 3D realizzato tutto in postproduzione e abbastanza inutile (almeno il 50% del film ne è privo tanto che se guardato senza occhiali non presenta il classico effetto "doppio") e momenti come la "deliranza" del Cappellaio Matto, che da sola è probabilmente la punta più bassa di tutto il cinema di Tim Burton e di quello di
Johnny Depp messi insieme.








Fonte:
Mymovies.it

A Christmas Carol regala in 3d nuova vita al classico di Dickens

Locandina A Christmas Carol


Il vecchio e avaro strozzino Ebenezer Scrooge non ha alcuna intenzione di condividere le gioie del Natale. Né con il nipote Fred né con il suo dipendente Bob, che riceve uno stipendio da fame e ha una famiglia numerosa, né tantomeno con chi gli chiede sottoscrizioni in favore dei più diseredati. Per lui il Natale è solo un giorno in cui deve pagare Bob che resterà però a casa. La notte della vigilia compare però, terrorizzandolo, il fantasma del suo socio in affari Marley, morto sette anni prima. Marley gli annuncia l'arrivo di tre Spiriti. Uno gli mostrerà i suoi Natali passati, uno quello presente e l'ultimo quello futuro in cui lui sarà morto e nessuno avrà un buon ricordo della sua esistenza. La lezione gli servirà.
Di "Canto di Natale" di Dickens il cinema si è impossessato sin dal 1914 e non ha smesso di occuparsene nel corso dei decenni a venire coinvolgendovi Paperone e soci, Bill Murray nei panni di un magnate televisivo e perfino i Muppets. Poteva mancare il 3D? Ovviamente no. Poteva Zemeckis, sperimentatore delle potenzialità del cinema da sempre, non tentare l'impresa? La risposta è ancora no. Al suo fianco trova il talento sempre più affinato e 'natalizio' (è stato Il Grinch ricordate?) di Jim Carrey che è pronto a quadruplicarsi (Scrooge e i tre spiriti) per questa storia 'morale' che resta valida oggi così come nel 1843.




scena tratta dal film


Utilizzando il performance capture(una tecnologia che permette di riprendere gli attori con cineprese computerizzate che spaziano a 360° gradi per poi trasformarli in personaggi da animazione) Zemeckis avrebbe potuto prendersi tutte le libertà. Invece si è attenuto con grande fedeltà al testo quasi che, appunto, vi riscontrasse una grande attualità che non abbisognava di adattamenti. Gli Scrooge non mancano nel mondo odierno (anche se magari vanno in palestra e sono eternamente abbronzati) e avrebbero anch'essi bisogno di uno sguardo retrospettivo unito a uno verso il futuro destinati a far loro percepire la fragilità dell'esistenza umana.
Zemeckis coglie il profondo senso morale dell'opera di Dickens e non ne attenua i toni. Ne nasce quindi un film non adatto ai più piccoli (le scene con Marley e con lo Spirito dei Natali Futuri sono degne di un horror di classe, per di più in tre dimensioni). E' però capace di far riflettere con efficacia non tanto su una visione edulcorata del Natale quanto piuttosto sul senso che la vita di ognuno (credente o non credente che sia, considerata la non leggera considerazione sugli uomini di chiesa pronunciata dal quasi mitologico Spirito del Natale Presente) può assumere su questa terra. Il 3D con le sue magie lo aiuta nell'impresa offrendogli una dimensione che si colloca costantemente sul confine tra l'immaginario e il 'reale' con grande effetto.







Fonte:
Mymovies.it
Fonte delle immagini: contattonews.it, stardustmovies.com